Ricerche recenti confermano che le principali epidemie virali, tra cui COVID-19, Ebola e le pandemie influenzali, in genere non iniziano con cambiamenti genetici unici nel virus stesso. Invece, derivano da virus esistenti nelle popolazioni animali che ottengono l’opportunità di diffondersi agli esseri umani, spesso per caso. Ciò significa che l’emergere di malattie mortali non è necessariamente legato a mutazioni improvvise che rendono i virus più pericolosi, ma piuttosto al fatto che i virus riescono a superare le barriere tra le specie.
Il modello delle epidemie
I ricercatori dell’Università della California a San Diego hanno analizzato sette recenti epidemie virali, ricostruendo la storia evolutiva dei virus coinvolti. Hanno scoperto che in quasi tutti i casi, i virus circolavano negli animali prima di passare agli esseri umani e non mostravano mutazioni significative prima dell’epidemia. La pandemia di influenza suina del 2009, ad esempio, ha avuto origine da virus influenzali nei suini, dove le mutazioni si verificano regolarmente. Alcune di queste mutazioni indeboliscono la capacità del virus di diffondersi all’interno delle popolazioni animali, mentre altre gli conferiscono un vantaggio, a volte inclusa la capacità di infettare gli esseri umani.
Il ruolo della coincidenza
Lo studio sottolinea che il passaggio dall’ospite animale alla pandemia umana avviene spesso per semplici coincidenze. The viruses don’t need to become radically more virulent to cause widespread disease; hanno solo bisogno dell’opportunità di infettare una nuova specie. Ciò ha importanti implicazioni per la comprensione e la preparazione a future epidemie.
Perché è importante
La prevedibilità di questo modello suggerisce che il rischio maggiore non è necessariamente un “super-virus” che si evolve in un laboratorio, ma la continua presenza di virus nei serbatoi animali che sono in grado di passare agli esseri umani. Ciò evidenzia la necessità fondamentale di:
- Migliore sorveglianza dell’attività virale nelle popolazioni animali.
- Comprendere i fattori che determinano la trasmissione tra specie.
- Investire in sistemi di risposta rapida per contenere le epidemie quando si verificano.
Lo studio suggerisce che concentrarsi sulla prevenzione della trasmissione da animale a uomo, piuttosto che limitarsi ad anticipare mutazioni drammatiche, è una strategia più efficace per la preparazione alla pandemia.
Il fatto che questi focolai seguano uno schema così chiaro sottolinea l’inevitabilità di future ricadute e rafforza l’importanza di misure proattive di sanità pubblica.
