Recuperare la prima mappa stellare: svelato l’antico cosmo di Ipparco

0

I ricercatori stanno utilizzando una tecnologia all’avanguardia per resuscitare la più antica mappa conosciuta del cielo notturno, un catalogo astronomico rivoluzionario creato da Ipparco oltre 2.200 anni fa. Quest’opera, precedentemente ritenuta perduta, è rimasta nascosta per secoli sotto strati di testo medievale su un manoscritto riproposto. La riscoperta mette in discussione le ipotesi sulle origini dell’astronomia occidentale e fornisce una visione senza precedenti degli antichi metodi scientifici.

L’eredità perduta di Ipparco

Ipparco, astronomo greco attivo tra il 190 e il 120 a.C., è riconosciuto come un pioniere dell’astronomia occidentale. Fu il primo a catalogare sistematicamente le stelle e a misurare con precisione i moti del Sole e della Luna. Tuttavia, si pensava che la sua mappa stellare completa fosse scomparsa con il tempo. Finora sono rimasti solo frammenti della sua opera – critiche alle precedenti descrizioni stellari – che offrono scorci incompleti della sua piena realizzazione.

La svolta arrivò nel 2022, quando gli studiosi identificarono un debole testo astronomico sotto scritti successivi su un manoscritto del VI secolo, il Codex Climaci Rescriptus. L’esistenza stessa di questo manoscritto è una testimonianza dell’intraprendenza degli scribi medievali che riutilizzarono la preziosa pergamena raschiando e sovrascrivendo vecchi testi.

Svelare il cosmo nascosto

La chiave per sbloccare la mappa di Ipparco risiede nella composizione chimica degli inchiostri utilizzati. I monaci che riscrissero il manoscritto usarono inchiostro ricco di ferro, mentre il testo greco sottostante contiene calcio. Questa distinzione consente ai ricercatori di distinguere tra gli strati utilizzando l’imaging a raggi X presso lo SLAC National Accelerator Laboratory.

Il processo si basa su un sincrotrone, un acceleratore di particelle che genera raggi X ad alta energia in grado di penetrare la pergamena senza causare danni. Questi raggi X rivelano la scrittura greca nascosta, rivelando le coordinate delle stelle così come apparivano oltre due millenni fa. I primi risultati includono riferimenti alla costellazione dell’Acquario e gli scienziati sono fiduciosi che ulteriori scansioni riveleranno di più.

Una rivoluzione scientifica nell’antichità

Le implicazioni di questa scoperta sono significative. Le coordinate recuperate sono straordinariamente accurate, considerando che sono state ottenute utilizzando solo l’occhio nudo. Ciò solleva domande fondamentali su come gli antichi astronomi abbiano raggiunto una tale precisione così presto nella storia. Come osserva lo storico Victor Gysembergh, “Perché hanno iniziato a fare scienza 2000 e più anni fa? Come hanno fatto a diventare così bravi così in fretta?”

Il Codex Climaci Rescriptus è stato originariamente recuperato dal Monastero di Santa Caterina in Egitto, uno dei monasteri cristiani più antichi del mondo abitati ininterrottamente. Il trasporto del fragile manoscritto al laboratorio SLAC ha comportato una gestione meticolosa: cornici su misura, custodie a umidità controllata e un rigoroso controllo della luce per prevenire ulteriore deterioramento.

Il percorso da seguire

Anche se finora sono state scansionate solo 11 delle 200 pagine del manoscritto, i progressi sono promettenti. Il recupero della mappa completa richiederà il coordinamento dell’accesso alle pagine sparse in tutto il mondo. Tuttavia, lo sforzo vale la pena.

La ricostruzione della mappa stellare di Ipparco rappresenta un risultato monumentale nell’astronomia storica, offrendo una finestra senza precedenti sugli albori della ricerca scientifica.

Questa riscoperta non riguarda solo il recupero di una mappa perduta; si tratta di capire come i primi esseri umani tracciarono la mappa del cosmo con sorprendente precisione, aprendo la strada a secoli di progresso astronomico.