La Russia si sta preparando per un ambizioso ritorno su Venere, con l’intenzione di lanciare la missione Venera-D nel 2036. Questa missione multicomponente, comprendente un lander, un pallone aerostatico e un orbiter, segnala una rinnovata spinta da parte di Roscosmos per rivendicare il dominio storico della nazione nell’esplorazione planetaria.
Contesto storico ed eredità sovietica
La missione Venera-D si basa sull’eredità delle pionieristiche esplorazioni di Venere effettuate dall’Unione Sovietica dagli anni ’60 agli anni ’80. L’URSS rimane l’unica entità ad aver fatto atterrare e a utilizzare con successo un veicolo spaziale sulla superficie notoriamente dura di Venere. Ciò include la sonda Venera 7 nel 1970, che ha trasmesso dati nonostante abbia sopportato temperature di 900°F (480°C) e pressioni novanta volte quelle della Terra.
Il programma sovietico lanciò più di una dozzina di missioni su Venere nell’arco di due decenni, risultando in numerosi atterraggi di successo che dimostrarono la superficie di roccia vulcanica del pianeta e l’atmosfera ricca di acido solforico. Questo risultato sottolinea la capacità tecnica di lunga data della Russia nelle missioni planetarie in ambienti estremi.
La nuova missione: Venera-D
La prevista missione Venera-D non è un’idea nuova; lo sviluppo è iniziato nel 2003. Originariamente concepito come uno sforzo congiunto con la NASA, il progetto sta ora procedendo in modo indipendente in seguito all’invasione dell’Ucraina del 2022 e al successivo ritiro della collaborazione degli Stati Uniti.
Secondo i funzionari russi, Venere e la Luna sono ora al centro delle ambizioni di Roscosmos. Gli obiettivi di Venera-D includono la ricerca di potenziale vita microbica nelle nubi di Venere. Ciò fa seguito alle recenti, anche se dibattute, scoperte di fosfina e ammoniaca nell’atmosfera del pianeta – composti che potrebbero essere indicatori di attività biologica.
Implicazioni geopolitiche e dinamiche della corsa allo spazio
La spinta della Russia verso Venere non avviene nel vuoto. Anche la NASA, l’Agenzia spaziale europea e il Giappone hanno lanciato orbite su Venere negli ultimi decenni. Questo rinnovato interesse per l’esplorazione di Venere tra le principali potenze spaziali suggerisce un potenziale rilancio delle dinamiche della corsa allo spazio.
“Nel 1970, il nostro Paese è riuscito a far atterrare con successo un veicolo spaziale su un altro pianeta del sistema solare. Si trattava di Venere. Pertanto, probabilmente ci muoveremo per primi in questa direzione”, ha affermato il primo vice primo ministro Denis Manturov, sottolineando l’impegno della Russia a riaffermare le proprie capacità spaziali.
La missione può essere vista come parte di una strategia più ampia della Russia volta a mantenere la sua posizione di nazione leader nei viaggi spaziali, soprattutto date le sfide poste dalle sanzioni internazionali e dalle mutevoli alleanze geopolitiche.
Conclusione
La missione russa Venera-D rappresenta un tentativo deliberato di resuscitare una forza storica nell’esplorazione planetaria. Il progetto non è solo scientifico ma anche strategicamente importante, segnalando la determinazione di Mosca a rimanere un attore importante nello spazio nonostante i vincoli geopolitici. Rivisitando Venere, la Russia mira a riaffermare la propria abilità tecnologica e riconquistare l’eredità del dominio spaziale sovietico.



















