L’aumento delle maree non rappresenta più una minaccia lontana per le comunità delle isole del Pacifico. Sugli atolli bassi come Sikaiana nelle Isole Salomone, l’intrusione di acqua salata contamina l’acqua potabile e i terreni agricoli, mentre l’intensificarsi delle tempeste devasta i mezzi di sussistenza. La situazione è disastrosa: alcune proiezioni suggeriscono che Tuvalu potrebbe essere completamente sommersa entro la fine del secolo.
Non si tratta solo di rischi futuri; è una crisi attuale che costringe allo sfollamento, ma innesca anche strategie di adattamento innovative. Mentre molti se ne vanno, altri stanno sperimentando soluzioni che combinano la conoscenza tradizionale con la scienza moderna, ripristinando le mangrovie, alterando le tecniche agricole e preparandosi per un mondo in radicale cambiamento. Resta da chiedersi se questi sforzi saranno sufficienti a sostenere la vita sull’isola.
La crescente crisi climatica
L’urgenza deriva da un pianeta in rapido riscaldamento. Nonostante l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento a 1,5°C, le emissioni di gas serra continuano ad aumentare, rendendo tale obiettivo sempre più irraggiungibile. Le conseguenze si stanno già facendo sentire in tutto il mondo, ma le nazioni insulari del Pacifico – con un’altitudine media di pochi metri sopra il livello del mare e il 90% delle popolazioni che vive vicino alla costa – sono particolarmente vulnerabili. Il livello del mare nella regione sta aumentando a un ritmo doppio rispetto alla media globale, accelerando l’erosione costiera, l’intrusione di acqua salata e gli eventi meteorologici estremi.
Il costo umano del cambiamento climatico
Al di là della distruzione fisica, il cambiamento climatico sta distruggendo le basi culturali. Le comunità ricollocate a Kiribati e Tonga soffrono la perdita delle terre ancestrali, e alcune di loro ritornano illegalmente alle loro case sommerse. Le rotte migratorie, come il programma australiano per i Tuvaluani, offrono soluzioni pratiche ma infliggono traumi profondi.
La crisi sta anche esacerbando le vulnerabilità esistenti. L’insicurezza alimentare sta aumentando mentre il riscaldamento degli oceani esaurisce gli stock ittici e l’acqua salata rovina i raccolti. I cicloni più forti distruggono ripetutamente le infrastrutture, costringendo cicli infiniti di ricostruzione. Le malattie trasmesse dalle zanzare si stanno diffondendo con l’aumento delle temperature e le scorte di acqua dolce stanno diminuendo a causa della siccità.
Soluzioni locali, lezioni globali
Nonostante le sfide, gli abitanti delle isole del Pacifico non aspettano passivamente il disastro. Gli interventi basati sulla natura, come il ripristino delle mangrovie, offrono soluzioni promettenti ma imperfette. I progetti nelle Fiji hanno dimostrato di avere successo nella stabilizzazione delle coste e nel ripristino degli ecosistemi, sebbene l’attuazione richieda competenze e finanziamenti sostenuti.
Strumenti innovativi come il Kakau Dashboard a Palau aiutano gli agricoltori ad adattarsi al clima imprevedibile fornendo indicazioni specifiche per il raccolto basate sulle previsioni locali. Sono inoltre in fase di sviluppo sistemi di allerta precoce per le epidemie di febbre dengue per mitigare la diffusione della malattia. Queste iniziative evidenziano l’importanza della raccolta di dati iperlocali e di approcci culturalmente sensibili.
La necessità di un’azione urgente
L’ostacolo più grande resta il finanziamento. La regione del Pacifico ha ricevuto meno dello 0,22% dei fondi globali per il clima, nonostante abbia subito impatti sproporzionati. La Corte internazionale di giustizia ha riconosciuto il dovere legale degli stati di proteggere il clima e assistere le nazioni vulnerabili, ma gli impegni rimangono insufficienti.
Per preservare l’abitabilità di queste isole, il mondo deve fornire un sostegno sostanziale e tempestivo. Ciò include maggiori finanziamenti per misure di adattamento, assistenza tecnica su misura per i contesti locali e un impegno a ridurre drasticamente le emissioni globali. Il destino delle nazioni insulari del Pacifico non è solo una questione regionale; è una prova della capacità dell’umanità di affrontare una crisi condivisa prima che sia troppo tardi.
































