Le ambizioni dell’umanità di stabilire una presenza permanente oltre la Terra – dalle basi lunari agli insediamenti marziani – stanno costringendo gli scienziati a confrontarsi con una realtà precedentemente trascurata: la salute riproduttiva nello spazio non è più teorica; sta diventando una preoccupazione pratica. Un nuovo studio sottolinea l’urgente necessità di ricerca, linee guida etiche e collaborazione internazionale per affrontare i rischi potenziali e le domande senza risposta che circondano la riproduzione umana nelle condizioni uniche dello spazio.
La collisione di due rivoluzioni
Il rapporto traccia un parallelo tra il primo sbarco sulla Luna e l’avvento della fecondazione in vitro (IVF). Entrambi un tempo erano considerati scoperte rivoluzionarie e separate. Ora, sostengono gli autori, stanno convergendo man mano che i viaggi nello spazio si espandono e le tecnologie di riproduzione assistita diventano più accessibili. La fecondazione in vitro nello spazio non è più puramente speculativa; è un’estensione prevedibile della tecnologia esistente.
Il passaggio da missioni di breve durata guidate da agenzie nazionali a iniziative sostenute e guidate dal commercio introduce una nuova dinamica. Con i privati cittadini che ora si avventurano nello spazio insieme agli astronauti professionisti, la necessità di protocolli di salute riproduttiva standardizzati sta diventando fondamentale.
Le sfide biologiche dello spazio
Lo spazio presenta diverse sfide fondamentali per la biologia umana, tra cui:
- Radiazione cosmica: A differenza della Terra, lo spazio è privo di una sostanziale schermatura atmosferica o magnetica, che espone gli astronauti a dannose radiazioni galattiche e solari.
- Gravità alterata: le condizioni di microgravità possono interrompere la funzione riproduttiva sia negli uomini che nelle donne.
- Interruzione e isolamento circadiano: l’esposizione prolungata a cicli irregolari giorno-notte e l’isolamento estremo possono aggiungere stress che influisce ulteriormente sulla salute riproduttiva.
I tessuti riproduttivi sono particolarmente vulnerabili ai danni al DNA causati dalle radiazioni. Gli effetti a lungo termine dell’esposizione cumulativa alle radiazioni sulla fertilità maschile durante le missioni estese rimangono una lacuna critica di conoscenze.
Lacune etiche e di governance
Attualmente non esistono standard di settore ampiamente accettati per la gestione dei rischi per la salute riproduttiva nello spazio. Le domande chiave rimangono senza risposta:
- Come possiamo prevenire gravidanze indesiderate durante le missioni lunghe?
- Quali sono gli impatti sulla fertilità della microgravità e dell’esposizione alle radiazioni?
- Quali confini etici dovrebbero governare la futura ricerca legata alla riproduzione oltre la Terra?
I ricercatori sostengono che qualsiasi futura attività legata alla riproduzione nello spazio deve dare la priorità a sicurezza, trasparenza e integrità etica.
“Mentre l’attività umana si sposta da missioni brevi a una presenza prolungata oltre la Terra, la riproduzione si sposta da possibilità astratta a preoccupazione pratica”, afferma Giles Palmer, autore principale dello studio.
La mancanza di linee guida chiare potrebbe portare a rischi imprevisti. Aspettare lo slancio commerciale e tecnologico per forzare la questione sarebbe irresponsabile, avvertono gli autori.
Il momento di affrontare le complessità della riproduzione spaziale è adesso, prima che l’umanità si impegni ad insediamenti a lungo termine oltre la Terra. Ignorare questa questione critica mette a rischio sia il benessere degli astronauti che il futuro della colonizzazione extra-mondo.
