Una vasta diga sullo Stretto di Bering potrebbe impedire il collasso dell’AMOC

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La diga dello stretto di Bering: una proposta radicale per salvare il clima dell’Europa

Una soluzione disperata per una corrente indebolita

L’Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC) è il nastro trasportatore oceanico responsabile di mantenere il Nord Europa significativamente più caldo rispetto ad altre regioni a latitudini simili. Tuttavia, questo sistema vitale si sta indebolendo, sollevando timori di un potenziale collasso che potrebbe innescare drastici tuffi di temperatura in tutto il continente. In risposta a questa incombente minaccia climatica, i ricercatori stanno esplorando un’audace soluzione di geoingegneria: costruire una massiccia diga attraverso lo stretto di Bering per bloccare il flusso di acqua dolce dal Pacifico all’Atlantico.

Questa proposta, presentata di recente all’assemblea generale dell’Unione europea delle geoscienze a Vienna, non è solo una speculazione teorica, ma il risultato di una rigorosa modellazione di supercomputer. Mentre le sfide ingegneristiche sono monumentali, i dati scientifici suggeriscono che una tale barriera potrebbe rafforzare significativamente l’AMOC, a condizione che sia costruita prima del 2050.

Dalla geologia antica all’ingegneria moderna

Il concetto nasce dal lavoro di Jelle Soons e Henk Dijkstra all’Università di Utrecht. La loro ispirazione è venuta dalla paleoclimatologia: durante il Pliocene (da 5,3 a 2,6 milioni di anni fa), i livelli del mare erano più bassi, creando un ponte di terra naturale attraverso lo stretto di Bering. Le simulazioni climatiche di quel periodo hanno rivelato un AMOC più forte, in gran parte attribuito all’assenza di afflusso di acqua dolce dal Pacifico.

Soons e Dijkstra hanno cercato di rispondere a una domanda critica: Potremmo ricreare artificialmente questa condizione oggi?

L’acqua dolce è il nemico dell’AMOC. La corrente si basa su acqua densa e salata che affonda nel Nord Atlantico per guidare la circolazione. Quando l’acqua dolce dal Pacifico scorre attraverso lo stretto di Bering nell’Artico e infine nell’Atlantico, diluisce l’acqua di mare, riducendo la sua densità e indebolendo la capacità della corrente di circolare. Bloccando questo flusso, la teoria va, l’AMOC potrebbe recuperare la sua forza.

Il verdetto: l’azione precoce è la chiave

Gli studi iniziali utilizzando modelli a bassa risoluzione hanno prodotto risultati contrastanti. Tuttavia, recenti simulazioni ad alta risoluzione eseguite su supercomputer hanno fornito un quadro più chiaro. I risultati indicano che la chiusura dello stretto di Bering rafforzerebbe effettivamente l’AMOC, ma la tempistica è critica.

    • “Sono rimasto sorpreso da quanto sia stata forte la ripresa”, ha osservato Soons per quanto riguarda i nuovi dati.

Le simulazioni suggeriscono che se la diga sono stati costruiti in anticipo-in particolare da 2050 —l’impatto positivo sulla corrente oceanica sarebbe sostanziale. Ritardare la costruzione potrebbe diminuire o negare questi benefici, evidenziando la finestra stretta per un intervento così drastico.

Fattibilità vs. incertezza

Da un punto di vista ingegneristico, il progetto è scoraggiante ma non impossibile. Lo stretto di Bering è relativamente poco profondo, con una profondità massima di soli 59 metri, e presenta due piccole isole che potrebbero servire da punti di ancoraggio per una barriera costruita in due metà.

Ed McCann, un esperto di ingegneria civile, suggerisce che le strutture in calcestruzzo tradizionali potrebbero non essere l’approccio migliore. Invece, propone di utilizzare macchinari galleggianti per costruire una barriera da roccia e sabbia dragata—un metodo che è “piuttosto semplice, solo molto grande e molto costoso.”

Tuttavia, il consenso scientifico rimane cauto. Jonathan Rosser della London School of Economics avverte che la nostra comprensione dell’AMOC è ancora incompleta. *”Queste cose drastiche hanno davvero grandi incertezze”, ha affermato. I potenziali effetti collaterali sono profondi e globali:
* * * Perturbazione climatica: * * Mentre il Nord Europa potrebbe vedere temperature stabilizzate, i modelli di precipitazioni in altre parti del mondo potrebbero cambiare drasticamente, causando potenzialmente siccità o inondazioni altrove.
* * * Impatto ecologico: * * Le migrazioni dei mammiferi marini, i modelli di marea e gli ecosistemi locali dovrebbero affrontare una significativa interruzione.
* * * Conseguenze socio-economiche: * * Le rotte marittime verso comunità remote in Alaska e Russia potrebbero essere alterate o bloccate.

Soons riconosce questi rischi, osservando che la proposta è tutt’altro che pronta per una seria attuazione. Ha considerato progetti alternativi, come una barriera parziale o un cancello sommerso che si estende solo 10 metri nella colonna d’acqua, per mitigare i danni ecologici pur mantenendo alcuni benefici climatici.

Un precedente per la geoingegneria radicale

La diga dello Stretto di Bering fa parte di un portafoglio crescente di concetti di “mega-ingegneria” proposti per combattere il cambiamento climatico. Ad esempio, nel 2020, il ricercatore Sjoerd Groeskamp ha proposto la “Northern European Enclosure Dam”, una coppia di barriere tra il Regno Unito e l’Europa progettate per proteggere le aree basse dall’innalzamento del livello del mare.

Queste idee riflettono un paradigma mutevole nella scienza del clima: mentre gli sforzi di mitigazione lottano per tenere il passo con il riscaldamento, le soluzioni di adattamento e geoingegneria si stanno spostando dai margini a una seria discussione accademica.

Conclusione

La proposta di arginare lo stretto di Bering evidenzia la gravità del potenziale collasso dell’AMOC e le lunghezze a cui la scienza potrebbe andare per prevenirlo. Mentre i modelli attuali suggeriscono che potrebbe essere una valida salvaguardia per i climi europei, gli enormi costi, i rischi ecologici e le complessità geopolitiche fanno sì che rimanga un’ultima risorsa teorica piuttosto che un piano imminente.

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