Il deserto iperarido diventa un inaspettato deposito di carbonio: un nuovo approccio alla mitigazione del clima

0

Uno degli ambienti più spietati del mondo, il deserto del Taklamakan nella Cina nordoccidentale, sta subendo una trasformazione sorprendente. Dopo decenni di riforestazione intenzionale, i margini del deserto ora funzionano come un sink di carbonio misurabile, assorbendo più gas serra di quanti ne emettono. Ciò dimostra che con investimenti e stabilità a lungo termine, anche i paesaggi più difficili possono contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici.

Decenni di rimboschimento danno i loro frutti

Per quasi cinquant’anni, la Cina ha attuato un’iniziativa di piantumazione di alberi su larga scala attorno al deserto del Taklamakan, un’area un tempo descritta come un “vuoto biologico”. Una recente analisi condotta da scienziati statunitensi e cinesi, utilizzando dati satellitari, conferma il successo del programma. I risultati rafforzano l’idea che i progetti di rimboschimento su scala ridotta possono essere efficaci, anche se non possono competere con l’impatto delle grandi foreste pluviali.

“Non si tratta di sostituire l’Amazzonia”, spiega King-Fai Li, uno scienziato dell’atmosfera. “Alcune aree sono solo arbusti, ma la riduzione costante di CO2 è misurabile e verificabile.” Il successo del programma deriva dalla piantumazione strategica lungo i margini del deserto, dove il deflusso delle montagne fornisce fonti d’acqua vitali.

Oltre il carbonio: ulteriori vantaggi

La riforestazione ha prodotto molteplici benefici oltre al sequestro del carbonio. Gli alberi ora impediscono l’erosione eolica, riducendo l’intensità e la frequenza delle tempeste di sabbia dannose. Anche i terreni agricoli locali sono meglio protetti. L’iniziativa fa parte del più ampio programma Three-North Shelterbelt, che mira ad aumentare la copertura forestale in 13 province settentrionali della Cina dal 5,05% al 14,95% entro il 2050.

Una soluzione scalabile?

Sebbene l’assorbimento di carbonio dal deserto del Taklamakan non sia ancora massiccio (stimato in circa 60 milioni di tonnellate di CO2 compensate ogni anno, rispetto alle emissioni globali di 40 miliardi di tonnellate), ogni riduzione conta. La ricerca suggerisce che questo approccio potrebbe essere replicato in altre regioni aride. Tuttavia, è fondamentale riconoscere che le caratteristiche uniche del deserto – in particolare le montagne circostanti che forniscono acqua agli alberi – significano che questo non funzionerà ovunque.

“Anche i deserti non sono senza speranza”, dice Li. “Con la giusta pianificazione e pazienza, è possibile riportare la vita sulla terra e aiutarci a respirare un po’ più facilmente.”

Il quadro più ampio: il carbonio affonda sotto pressione

La trasformazione del deserto del Taklamakan è particolarmente tempestiva date le crescenti preoccupazioni sui pozzi di carbonio esistenti. L’aumento delle temperature e il cambiamento dei modelli meteorologici minacciano di invertire il ruolo di molte foreste, trasformandole da assorbitori di carbonio in emettitori di carbonio. Questa ricerca sottolinea l’urgente necessità di strategie diversificate di mitigazione del clima.

Questa non è una soluzione autonoma alla crisi climatica, ma è un pezzo vitale del puzzle. Capire dove e come la CO2 può essere prelevata è essenziale per un’azione futura efficace.