Fitness per astronauti: come l’allenamento spaziale può combattere l’invecchiamento e il mal di schiena

0

Gli astronauti di ritorno da missioni spaziali di lunga durata spesso necessitano di assistenza solo per camminare, una dura realtà nascosta dietro il fascino dei viaggi spaziali. Casi recenti, come quello degli astronauti della NASA Suni Williams e Butch Wilmore dopo il loro periodo di nove mesi sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), illustrano questo punto: anche gli atleti d’élite sperimentano un rapido declino fisico in assenza di gravità. Questo non è solo un problema di spazio; è un’anteprima dell’invecchiamento accelerato che contiene lezioni preziose per tutti sulla Terra.

Il corpo nello spazio: un passo avanti verso l’invecchiamento

Il corpo umano in orbita subisce cambiamenti simili a quelli osservati in malattie gravi, riposo a letto prolungato o semplicemente anni di inattività. I muscoli si indeboliscono, le ossa perdono densità e la colonna vertebrale si allunga, il tutto a un ritmo allarmante. Gli astronauti possono perdere fino al 2% della massa ossea mensilmente, con un indebolimento dei muscoli posturali fino al 20% in sei mesi. Questo rapido deterioramento evidenzia quanto sia cruciale la gravità per il mantenimento della salute fisica. La sfida non è solo prevenire il declino; lo sta invertendo al ritorno.

Punto di forza: le fondamenta dimenticate

La medicina spaziale ha rivelato l’importanza dei muscoli centrali spesso trascurati, in particolare del multifido (che sostiene la colonna vertebrale) e del trasverso dell’addome (che stabilizza il tronco). Gli studi dimostrano che gli astronauti sperimentano un restringimento significativo di questi muscoli durante il volo, con un restringimento del trasverso dell’addome fino al 34%. La debolezza di questi muscoli porta all’allungamento della colonna vertebrale, al mal di schiena (che colpisce oltre la metà degli astronauti) e alla compromissione dell’equilibrio.

Oltre i tapis roulant: l’importanza dell’attivazione continua

Il sollevamento pesi tradizionale non prende di mira in modo efficace gli stabilizzatori profondi del nucleo. Invece, questi muscoli richiedono attivazione continua a bassa intensità (LICA), ovvero contrazioni continue e sottili che non affaticano i muscoli. Questo è il motivo per cui il ricondizionamento post-missione si concentra su movimenti controllati, come stare su una tavola di equilibrio o eseguire esercizi lenti e deliberati con una resistenza minima. Dispositivi come il dispositivo per esercizi riadattativi funzionali (FRED) sono progettati per colpire questi muscoli e approcci simili possono essere adattati per la riabilitazione sulla Terra.

Tecnologie che alterano la gravità: dallo spazio alle cliniche

Il tapis roulant Alter-G della NASA, che utilizza la pressione dell’aria per ridurre il peso corporeo, si è dimostrato efficace nell’aiutare le persone a riprendersi dagli infortuni e a migliorare la mobilità. Allo stesso modo, la tuta protettiva per contromisure a carico gravitazionale, sviluppata presso l’ESA, applica una compressione costante per imitare la forza di gravità, riducendo l’allungamento della colonna vertebrale e mantenendo l’attivazione muscolare. Queste tecnologie, originariamente progettate per gli astronauti, vengono ora applicate in contesti clinici per trattare la fragilità, il dolore cronico e il declino legato all’età.

Semplici abitudini per rafforzare la terra

Le lezioni della medicina spaziale non si limitano alle soluzioni high-tech. Abitudini semplici come sedersi senza supporto per la schiena, stare in piedi invece di sedersi e fare le scale possono mettere alla prova i muscoli posturali del corpo. Stare su un treno mentre ci si aggrappa a un binario impone costanti micro-aggiustamenti che impegnano il nucleo. Queste azioni quotidiane, combinate con esercizi focalizzati sul core come il Pilates, possono migliorare significativamente la salute e la stabilità della colonna vertebrale.

Equilibrio e salute delle ossa: i benefici invisibili

Il tempo nello spazio sconvolge anche il sistema di equilibrio del corpo, costringendo il cervello a fare affidamento più sulla visione che sulla propriocezione. Ciò porta a movimenti instabili al ritorno, che richiedono un ricondizionamento sensomotorio – esercizi che riqualificano i riflessi che collegano equilibrio e visione. Inoltre, la microgravità indebolisce le ossa, ma le vibrazioni a bassa intensità (LIV) si sono dimostrate promettenti nello stimolare la crescita ossea. Questa tecnica, originariamente studiata per i pazienti legati alla Terra, è ora in fase di test per preservare la salute delle ossa degli astronauti.

In definitiva, i principi della forma fisica degli astronauti dimostrano che resistere alla gravità non è solo una questione di forza; si tratta di un impegno costante e sottile con le forze che modellano i nostri corpi. Ignorare questo significa accelerare il naturale declino dell’età e degli infortuni.

In conclusione, la medicina spaziale offre un potente promemoria: gli esseri umani sono progettati per resistere alla gravità. Gli stessi principi che mantengono gli astronauti in orbita possono aiutare chiunque a mantenere forza, equilibrio e resilienza per tutta la vita.

попередня статтяCorsa di fotografi contro le nuvole per catturare la Luna di Sangue sul Mar Cinese Meridionale