La morte della psichiatra infantile Judith Rapoport all’età di 92 anni segna la scomparsa di un pioniere della medicina che ha cambiato radicalmente il modo in cui il mondo comprende il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC). Attraverso la sua ricerca innovativa e la sua scrittura accessibile, ha trasformato il disturbo ossessivo compulsivo da un problema comportamentale incompreso a una condizione neurologica riconosciuta.
Dallo stigma alla scienza
Prima dell’intervento di Rapoport, il disturbo ossessivo compulsivo era spesso avvolto nella vergogna e nel mistero. Molti malati si sentivano isolati, eseguendo rituali ripetitivi – come lavarsi costantemente le mani o controllare le serrature – credendo di essere unicamente “pazzi” o di soffrire di un difetto di carattere. All’epoca, le teorie psicologiche prevalenti spesso attribuivano la responsabilità di questi comportamenti a una genitorialità severa o a un addestramento inadeguato.
Rapoport ha smantellato questi miti attraverso due strade principali:
- Prova neurologica: Ha dimostrato che il disturbo ossessivo compulsivo aveva una base biologica e poteva essere ereditario, spostando la conversazione dai “conflitti inconsci” freudiani alla biologia del cervello.
- Innovazioni cliniche: i suoi studi farmacologici in doppio cieco del 1989 hanno dimostrato l’efficacia dell’antidepressivo clomipramina. Questa ricerca è stata determinante per ottenere l’approvazione della FDA per l’uso del farmaco nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo.
Un ponte tra medicina e pubblico
Forse la più grande eredità di Rapoport è stata la sua capacità di tradurre la scienza complessa in termini umani. Il suo libro del 1989, Il ragazzo che non riusciva a smettere di lavarsi , divenne un fenomeno globale. Scrivendo in uno stile privo di termini tecnici, ha dato voce alle “anime torturate” della comunità OCD.
“Pensavo di essere l’unica persona a toccare le cose, a metterle in fila, decine, forse centinaia di volte al giorno… Era un tormento mentale. Pensavo di essere pazzo. E poi ho letto il libro di Judy Rapoport e la vergogna è stata lavata via.”
— Charles Gentz, affetto da disturbo ossessivo compulsivo
Convalidando le esperienze di milioni di persone, ha contribuito a ridurre il profondo stigma sociale che in precedenza aveva impedito ai pazienti di cercare aiuto.
Una carriera sfidante per l’Ortodossia
La carriera di Rapoport è stata definita dal rifiuto di accettare lo status quo. Il suo lavoro presso il National Institute for Mental Health (NIMH) l’ha vista guidare un cambiamento più ampio nella psichiatria americana: passare dalla psicoanalisi speculativa alla medicina biologica basata sull’evidenza.
Il suo impatto si è esteso oltre il disturbo ossessivo compulsivo in altre aree critiche della psichiatria infantile:
– ADHD: Ha messo in discussione la convinzione che gli stimolanti calmassero solo i bambini iperattivi, dimostrando attraverso la ricerca che miglioravano la concentrazione nei diversi gruppi.
– Schizofrenia infantile: utilizzando la tecnologia MRI, ha dimostrato che la condizione era una malattia neurologica progressiva che comportava la perdita di materia cerebrale, piuttosto che il risultato dell’educazione ambientale.
Un pioniere in un campo dominato dagli uomini
Il viaggio di Rapoport non è stato privo di ostacoli. Essendo una delle sole cinque donne nella sua classe di laurea alla Harvard Medical School, ha attraversato un’era di significativo risentimento professionale da parte dei colleghi maschi. Nonostante questi ostacoli, ascese fino a diventare il capo del ramo di psichiatria infantile del NIMH e infine professore emerito.
Nel corso della sua vita, ha pubblicato più di 300 articoli scientifici e diversi libri di medicina, ottenendo borse di studio presso l’Istituto di Medicina degli Stati Uniti e l’Accademia Americana delle Arti e delle Scienze.
Conclusione
Judith Rapoport ha trasformato la psichiatria infantile da una disciplina teorica a una disciplina di prova biologica. Demistificando il disturbo ossessivo compulsivo e altri disturbi neurologici, ha fornito chiarezza medica ai medici e dignità tanto necessaria ai pazienti.
