La “strada di mattoni gialli” degli abissi: una sorpresa geologica sotto il Pacifico

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Durante una spedizione in acque profonde sulla cresta Lili’uokalani, a nord delle Isole Hawaii, i ricercatori si sono imbattuti in una formazione geologica così sorprendente da essere immediatamente paragonata alla “Strada di mattoni gialli” de Il mago di Oz.

Situata a più 3.000 metri (9.843 piedi) sotto la superficie, la scoperta è stata fatta dalla nave esplorativa Nautilus, gestita dall’Ocean Exploration Trust, all’interno del Papahānaumokuākea Marine National Monument (PMNM).

Un paesaggio “cotto” nell’Abisso

La scoperta è avvenuta sulla sommità del monte sottomarino Nootka. Nonostante fosse sommerso da una vasta distesa di oceano, il fondale del lago appariva stranamente “asciutto”, somigliando ad una superficie riarsa e incrostata.

I geologi hanno identificato questo fenomeno come un flusso fratturato di ialoclastite. Questo tipo di roccia vulcanica si forma durante le eruzioni ad alta energia, dove la roccia frammentata si deposita sul fondo del mare. L’aspetto “a mattone” è il risultato di specifici stress geologici:
Stress termico: La roccia ha subito intensi cicli di riscaldamento e raffreddamento a causa di molteplici eruzioni vulcaniche.
Fratturazione a 90 gradi: Queste fluttuazioni di temperatura hanno causato la rottura del margine vulcanico secondo schemi precisi e angolari, creando un effetto visivo che imita un percorso lastricato.

Anche se i ricercatori la chiamano scherzosamente la “strada per Atlantide”, la formazione è una testimonianza dei processi vulcanici violenti e trasformativi che modellano i nostri fondali oceanici.

Il grande sconosciuto: mappatura del mare profondo

Questa scoperta evidenzia una realtà sconcertante: abbiamo appena scalfito la superficie del nostro pianeta.

Il Papahānaumokuākea Marine National Monument è una delle più grandi aree marine protette della Terra, che supera le dimensioni di tutti i parchi nazionali degli Stati Uniti messi insieme, ma solo il 3% circa dei suoi fondali marini è stato esplorato.

Un recente studio condotto dalla Ocean Discovery League, dalla Scripps Institution of Oceanography e dalla Boston University fornisce una prospettiva che fa riflettere sulla nostra mancanza di conoscenza oceanica. Analizzando 67 anni di dati sulle immersioni in acque profonde, i ricercatori hanno scoperto che:
– Gli esseri umani hanno esplorato visivamente tra lo 0,0006% e lo 0,001% dei fondali marini profondi.
– Anche secondo la stima più alta, l’area totale fotografata è di soli 3.823 chilometri quadrati, più o meno la dimensione del Rhode Island.

Perché è importante

La “Yellow Brick Road” è più di una semplice curiosità visiva; è una porta d’accesso per comprendere gli ecosistemi delle profondità marine. Studiando queste antiche montagne sottomarine e le loro strutture geologiche uniche, gli scienziati possono comprendere meglio gli habitat che sostengono la vita sui pendii rocciosi delle profondità oceaniche.

Con l’avanzare della tecnologia di esplorazione, queste scoperte “bizzarre” e “folli” servono a ricordare che la stragrande maggioranza del più grande ecosistema della Terra rimane un mistero in attesa di essere mappato.

La scoperta di formazioni geologiche uniche come la “strada” della ialoclastite sottolinea quanto l’oceano profondo rimanga una frontiera, offrendo infinite opportunità per rimodellare la nostra comprensione della geologia nascosta della Terra.

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