Urfa Man: una statua a grandezza naturale di 11.500 anni fa di un uomo che tiene in mano il suo pene

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Una statua di 11.500 anni rivela i primi rituali e le credenze nell’antica Turchia

La più antica statua umana a grandezza naturale conosciuta, soprannominata “Urfa Man”, offre uno sguardo raro sul mondo simbolico dei popoli neolitici in quella che oggi è la Turchia meridionale. Scoperta nel 1993 durante i lavori di costruzione a Şanlıurfa, la scultura in pietra calcarea alta 180 cm risale all’8600 a.C. circa. e presenta un’immagine sorprendente: una figura maschile nuda che tiene il pene eretto.

La scoperta e la descrizione fisica

Urfa Man è stato portato alla luce per caso nel distretto di Balıklıgöl. Le caratteristiche della statua sono sorprendenti: profonde orbite piene di ossidiana, un naso rotto e, in particolare, senza bocca. Un segno a forma di V intorno al collo suggerisce una collana, ma per il resto la figura è completamente nuda. Le sue mani giunte davanti a lui mostrano in modo prominente i suoi genitali e, al posto delle gambe, la scultura ha una base a forma di U, probabilmente progettata per adattarsi a un muro o a una rientranza.

Il contesto: Yeni Mahalle e la vita neolitica

Le prove archeologiche collegano Urfa Man al vicino insediamento neolitico di Yeni Mahalle. Gli scavi qui hanno portato alla luce edifici circolari con pavimenti in terrazzo, insieme a strumenti di selce, punte di freccia e scaglie di ossidiana. La datazione al radiocarbonio del sito ne conferma l’età, collocandolo saldamente nelle prime fasi della vita umana sedentaria. Ciò è importante perché dimostra che anche in questa fase iniziale della civiltà, gli esseri umani stavano creando arte monumentale con un simbolismo esplicito.

Collegamenti a Göbekli Tepe e altri siti

Urfa Man non è un caso isolato. La regione circostante Şanlıurfa è ricca di reperti simili. A circa 16 chilometri di distanza, Göbekli Tepe, nota per i suoi antichi templi e i pilastri a forma di T, ha anche restituito una statua umana rituale nel 2025. Statue di uomini che reggono il fallo sono state scoperte anche a Karahan Tepe e Sayburç, risalenti a 11.000 anni fa. Queste scoperte suggeriscono una pratica culturale più ampia di raffigurazione di figure maschili con caratteristiche sessuali esplicite.

Il significato dietro l’immagine: culto degli antenati e vita nell’aldilà?

La domanda più intrigante è perché queste statue sono state create. L’archeologo Alistair Coombs propone che la mancanza di bocca nell’Uomo di Urfa sia intenzionale, rappresentando simbolicamente i morti. Ciò suggerisce che la statua possa raffigurare un antenato importante o una figura che funge da comunicatore tra il mondo dei vivi e quello soprannaturale. La bocca mancante potrebbe rappresentare il silenzio, una condizione necessaria per chi è passato oltre.

“Il tratto della bocca assente fa parte di un disegno stilistico che simbolicamente insinua la presenza del morto.” -Alistair Coombs

La rappresentazione esplicita del pene, unita alla mancanza di gambe e bocca, indica un tentativo deliberato di creare una figura potente e non umana, forse una divinità, uno spirito ancestrale o una rappresentazione rituale della vita e della morte.

Urfa Man e le scoperte correlate rivelano che le antiche comunità nel sud della Turchia svilupparono complessi sistemi simbolici riguardanti la fertilità, la venerazione degli antenati e l’aldilà. Le immagini inquietanti ma sorprendenti della statua mettono alla prova le nostre ipotesi sull’arte e sulle credenze umane primitive, dimostrando che anche 11.500 anni fa, gli esseri umani erano alle prese con questioni fondamentali sulla vita, sulla morte e sul soprannaturale.